Offriamo

Centralino di ascolto
Colloqui vis à vis
Assistenza medica
Consulenza legale
Sostegno psicologico
Sostegno genitorialità

 

 

foto antica_viosuuomo immagineprogetto

 

Il Progetto

 

Il progetto relativo alla creazione di un Centro Antiviolenza per Persone vittime di violenza domestica, nasce dalla convinzione che la violenza è un costrutto ampio e complesso che non prevede distinzione in ordine al sesso e che esplicito dovere di una Società civile debba essere prevenire e condannare la violenza a prescindere dal genere di autori e vittime.

Premessa

L’Intimate Partner Violence, o violenza domestica, si manifesta con comportamenti aggressivi e coercitivi che possono provocare danni fisici, abuso psicologico, violenza sessuale, isolamento sociale, stalking, intimidazione e minacce perpetrati da un offender che è o è stato in relazione intima con la vittima e la cui finalità è il controllo del partner sull’altro.

La presenza di comportamenti fisicamente e/o psicologicamente violenti messi in atto da entrambi i partner nelle coppie, è un fenomeno diffuso e trasversale, indipendentemente da fattori quali il contesto sociale, le etnie o le culture di appartenenza.

Aggressivi sono tutti quei comportamenti intenzionali volti ad arrecare un danno ad altri individui, con l’aspettativa di provocare conseguenze negative in chi li subisce.

Le principali forme di IPV si sostanziano in:

  • violenza fisica → comportamenti aggressivi e violenti messi in atto in modo non accidentale volti a causare danno fisico
  • violenza psicologica → trasversale alle altre forme di violenza, si manifesta in una serie di atteggiamenti e comportamenti volti ad offendere, intimorire e mortificare la vittima ferendone l’autostima
  • violenza economica → controllo e privazione che limitano la vittima l’accesso a risorse economiche personali o familiari
  • violenza sessuale → imposizione di pratiche sessuali non desiderate
  • violenza assistita → qualsiasi forma di maltrattamento compiuto su figure di riferimento della vittima, prevalentemente minore, o su altre figure affettivamente significative adulte o minori; si tratta di una forma di IPV poco conosciuta, sottostimata e sottovalutata e che produce conseguenze negative: l’esposizione a relazioni familiari violente durante l’infanzia è un fattore predittivo dell’aggressività e conduce alla perpetrazione di violenza nella vita adulta nelle relazioni tra i partner. “Naturalmente è una tragedia quando il padre è violento, ma è la madre, perno della vita del bambino, che ha la maggiore influenza” (Corry et al., 2002). Certo non è l’unico motivo per il quale è doveroso rigettare la violenza indipendentemente dal genere dell’autore, ma è un serio motivo in più (Merzagora Betsos, 2010).

E’ fuori dubbio, e l’ampia letteratura ne dà riscontro, che la donna sia la prima vittima di violenza domestica, con conseguenti danni fisici gravi, in diversi casi letali.

Indagini statistiche nazionali stimano in 6 milioni 743 mila le donne che tra i 17 e i 70 anni sono state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, e in 2 milioni 938 mila coloro che hanno subito violenza dal partner attuale o dall’ex partner (ISTAT, 2007).

Tuttavia andrebbe tenuto presente l’avvertimento di Mannheim (1975): “ Dovremmo evitare l’errore frequente di studiare la questione soltanto sotto aspetti comparativi (…). Un metodo oggettivo e scientifico dovrebbe evitare di trattare il delitto femminile come argomento a sé stante” (in ‘Demoni del Focolare’, Merzagora Betsos, 2003).

Con il termine “Battered Husband Syndrome”, già nel 1978, Steinmetz indicò quella fenomenologia violenta che vede l’uomo oggetto di vessazioni di diversa natura, psicologiche o fisiche, da parte di una donna; una serie di studi al riguardo, all’estero, è ormai cospicua (Merzagora Betsos, 2009).

In ambito internazionale dunque, le ricerche analizzano il fenomeno della violenza domestica anche quando il soggetto vittimizzato è di sesso maschile.

In Italia, un’indagine condotta dall’Osservazione Nazionale sulla Violenza Domestica nel 2006 e riferita alla sola provincia di Verona, ha evidenziato che il numero di vittime maschili ammonta al 34 per cento circa e che nel 30 per cento dei casi analizzati, la violenza agita è reciproca, cioè a dire entrambe le parti sono vittima e autore nel medesimo episodio o in momenti diversi.

Recentemente, l’indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile pubblicata in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza (Vol. VI n. 3 settembre-dicembre 2012), riporta, pur con i limiti circa la rappresentatività del campione preso in esame, come l’analisi dei dati raccolti smentisca la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali che ne derivano.

Parlare di uomini vittime di IPV in ambito nazionale è ancor oggi difficile e i dati disponibili sono notevolmente inferiori e meno esaustivi di quelli che riguardano la violenza sulle donne.

Normativa di riferimento

Il riferimento legislativo europeo è rappresentato dalla Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011, ratificata in Italia il 19.06.2013.

La Regione Lombardia ha emanato la Legge Regionale n. 11 il 3.07.2012.

Alla luce di quanto ci viene richiesto in ambito europeo ed in conformità con la nostra vision, riteniamo necessario promuovere la conoscenza della violenza intrafamiliare ed extrafamiliare nella sua forma diadica e bidirezionale, vale a dire quella violenza domestica che vede protagonisti e vittime sia gli uomini sia le donne.

In questa direzione l’Associazione Ankyra si propone di costituire un Centro Antiviolenza che fornisca aiuto, sostegno e prevenzione a uomini e donne che vivono situazioni di disagio a seguito di violenze e/o maltrattamenti subiti.

Ankyra si prefigge di collaborare in sinergia con le Istituzioni, gli Enti Pubblici e del Privato Sociale, le Associazioni e i Centri Antiviolenza presenti ed operanti sul territorio, al fine di evitare la frammentazione degli interventi.

Obiettivi generali

Il progetto mira a creare migliori condizioni di vita e di benessere per uomini e donne che subiscono violenze o maltrattamenti e che si vedono costretti a sostenere situazioni di disagio e marginalità.

Pertanto, si vuole costituire un Centro Antiviolenza che abbia come obiettivo l’accompagnamento alla fuoriuscita dalla violenza domestica e la costruzione di nuovi progetti di vita.

Si vogliono mettere in atto azioni che mirino al contrasto del fenomeno della violenza diadica e alla prevenzione rispetto alla sua trasmissione intergenerazionale.

Nello specifico, il progetto si propone di fornire agli uomini e alle donne che hanno subito violenza

e/o maltrattamenti in ambito domestico:

  • centralino telefonico che risponda ai loro bisogni e desideri
  • accoglienza attraverso colloqui vis à vis per l’analisi della domanda e la valutazione del rischio di recidiva
  • accompagnamento attraverso colloqui di verifica, supporto e sostegno alla decisione
  • consulenze medico specialistiche per la valutazione, il trattamento e la prevenzione degli effetti traumatici da stress
  • consulenze ed assistenza legale, civile e penale, finalizzati all’attuazione del progetto di uscita dal maltrattamento
  • consulenze e percorsi psicologici e/o di gruppo per il superamento della situazione di disagio
  • sostegno alla genitorialità per coloro che vivono difficoltà nella relazione con i figli vittime di violenza assistita o in situazioni di temporaneo disagio legato ai conflitti familiari
  • divulgazione di informazioni sui servizi territoriali, sulle attività svolte dall’Associazione e sui temi della violenza domestica.

BENEFICIARI

Il progetto si rivolge a uomini e donne che vivono sul territorio e subiscono o hanno subito violenze o maltrattamenti intra ed extrafamiliari.

Attività

- apertura del Centro Antiviolenza Ankyra rivolto a uomini e donne, con sede operativa in Milano, attraverso l’implementazione di:

1. sportello a bassa soglia che persegua gli obiettivi dell’informazione e della prevenzione in sinergia con gli Enti Pubblici o Privati già esistenti sul territorio

2. promozione del Centro Antiviolenza e dell’Associazione Ankyra

3. accompagnamento dell’uomo e della donna nel loro percorsa di uscita dal maltrattamento attraverso le seguenti azioni:

  • centralino telefonico di ascolto
  • colloqui di accoglienza
  • consulenze medico specialistiche
  • consulenze e assistenza legale civile e penale
  • consulenze e percorsi psicologici individuali o di gruppo
  • sostegno alla genitorialità

- attività di coordinamento:

  • supervisione e condivisione dei casi
  • supervisione delle dinamiche di gruppo
  • formazione
  • programmazione, sensibilizzazione e prevenzione sul tema

Tempi di realizzazione

1 anno

Risorse

Risorse Umane: Risorse materiali

  • personale volontario (minimo 8) - mobili e arredo
  • 2 Consulenti accoglienza - attrezzatura (computer, stampante, ecc.)
  • 1 segretario amministrativo - impianti (rete LAN, telefono, ecc.)
  • 1 coordinatore
  • 1 avvocato civilista penalista
  • 1 medico specialista
  • 1 psicoterapeuta
  • 1 psicopedagogista
  • 1 sociologo
  • 1 counselor
  • 1 addetto stampa
  • 4 formatori

Monitoraggio e valutazione

Il monitoraggio prevede la predisposizione di schede di rilevazione rivolte agli operatori ed alle operatrici del Centro al fine di rilevare l’andamento del progetto (punti di forza e criticità) e le caratteristiche dell’utenza. Tali schede, unitamente ai dati raccolti sulle attività erogate, forniranno la base per la predisposizione di relazioni di valutazione semestrale.

Gli indicatori della valutazione saranno quantitativi e qualitativi, forniti dall’elaborazione dei dati raccolti durante il monitoraggio.

Prospettive future

Il tavolo di lavoro, una volta avviate e consolidate tutte le attività previste da tale progetto, mira a realizzare i seguenti punti:

  • accoglienza protetta in Casa Rifugio
  • formazione, informazione e sensibilizzazione, rivolta in particolare ai ragazzi in età scolare da svolgere nell’ambito delle scuole
  • ricerca e documentazione